P. Iva
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- Ermanno
- Pupa

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P. Iva
Ciao a tutti, visto che per avere un laboratorio a norma dovrei avere una scia e visto l intento di continuare sto vedendo se aprire una p iva in regime di esonero. Premetto che sono dipendente quindi l iscrizione all Inps non devo farla e la parte fiscale tra camera e agenzia sono 260 euro con Confagricoltura.. quello che nessuno mi dice è il costo della suap con la scia con la messa a norma del laboratorio temporaneo.. qualcuno di voi sa indicarmi quanto dovrei spendere ad occhio e croce per la pratica? E nel caso se qualcuno ha fatto il cambio di destinazione d uso per il permanente sa indicarmi il costo del cambio? Poi bisogna pagare anche la tari anche se è temporaneo? Grazie a tutti
- Gnappo
- Ape guardiana

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Re: P. Iva
L’agibilita del laboratorio è data dall’ATS di riferimento che si occupa della verifica, il SUAP si occupa della SCIA (in questo caso dovrebbe essere per sicurezza alimentare) e si tratta di effettuare un versamento di 20€.
Per le modifiche è da capire se il laboratorio sarà nello stesso luogo o da una altra parte, nel secondo caso sarà da effettuare una altra SCIA (come si trattasse di una altra unità produttiva) sempre al costo di 20€.
Una volta ottenuta l’abilitazione del laboratorio temporaneo (vado a memoria, in Lombardia è utilizzabile fino a 30 arnie) è possibile smielare, la vendita può in teoria iniziare subito, ma in teoria è necessario poter dimostrare di aver smielato in locali che hanno ricevuto idoneità da ASL (laboratorio conto terzi).
Se non hai almeno 30-40 arnie non so quanto convenga l’apertura della partita IVA. Tra commercialista, burocrazia (controlli), documentazione da avere e conservare può non valere la pena, sopratutto se non sei ancora arrivato alle 10 arnie (limite sotto il quale non è necessaria la vidimazione del registro dei trattamenti).
A ciò aggiungi che è necessaria anche modificare l’attività di apicoltura (da hobbista ad attività commerciale) quindi meglio essere sicuri al 100% di essere a posto con BDS e tutto (tutti gli apiari e arnie dichiarate correttamente).
In altre parole se non fai almeno almeno 250-300kg di miele l’anno potresti solo complicarti la vita.
Ti riporto il consiglio che mi ha dato il mio “maestro” quando ho iniziato con le api:
“Se vuoi iniziare a far apicoltura per passione va bene, se lo vuoi fare (ndr. Senza l’adeguata passione ed esperienza)
per guadagnare non iniziare neanche”
Ciao!!!
Per le modifiche è da capire se il laboratorio sarà nello stesso luogo o da una altra parte, nel secondo caso sarà da effettuare una altra SCIA (come si trattasse di una altra unità produttiva) sempre al costo di 20€.
Una volta ottenuta l’abilitazione del laboratorio temporaneo (vado a memoria, in Lombardia è utilizzabile fino a 30 arnie) è possibile smielare, la vendita può in teoria iniziare subito, ma in teoria è necessario poter dimostrare di aver smielato in locali che hanno ricevuto idoneità da ASL (laboratorio conto terzi).
Se non hai almeno 30-40 arnie non so quanto convenga l’apertura della partita IVA. Tra commercialista, burocrazia (controlli), documentazione da avere e conservare può non valere la pena, sopratutto se non sei ancora arrivato alle 10 arnie (limite sotto il quale non è necessaria la vidimazione del registro dei trattamenti).
A ciò aggiungi che è necessaria anche modificare l’attività di apicoltura (da hobbista ad attività commerciale) quindi meglio essere sicuri al 100% di essere a posto con BDS e tutto (tutti gli apiari e arnie dichiarate correttamente).
In altre parole se non fai almeno almeno 250-300kg di miele l’anno potresti solo complicarti la vita.
Ti riporto il consiglio che mi ha dato il mio “maestro” quando ho iniziato con le api:
“Se vuoi iniziare a far apicoltura per passione va bene, se lo vuoi fare (ndr. Senza l’adeguata passione ed esperienza)
per guadagnare non iniziare neanche”
Ciao!!!
- Ermanno
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Re: P. Iva
Sinceramente era per avere un prodotto in regola perche anche se ne produco solo 80 kg non lo consumi tutto, sei obbligato a venderne una parte e con il ricavato amplierei l apiario, non conviene vendere una cosa che non è in regola e poi il primo a cui gli stai in quel posto ti manda un controllo e ti fa arrivare multe a 3 zeri.. poi è una cosa a costo quasi zero non ti serve un commercialista di o a 50 casse perché sei esonerato da te ere la contabilità e a versare l iva se si usa il regime di esonero l, se sei dipendente non devi nemmeno versare i contributi all Inps.
L unica cosa è che hanno bloccato i permessi per i laboratori temporanei (almeno qui in Lombardia e non so per quanto) e per fare quello permanente ti do ragione che non conviene.. poi è pura passione ma non posso nemmeno investirci migliaia di euro per una passione anche perché dopo mi caccia di casa la ragazza
Comunque grazie per i consigli
L unica cosa è che hanno bloccato i permessi per i laboratori temporanei (almeno qui in Lombardia e non so per quanto) e per fare quello permanente ti do ragione che non conviene.. poi è pura passione ma non posso nemmeno investirci migliaia di euro per una passione anche perché dopo mi caccia di casa la ragazza
Comunque grazie per i consigli
- Gnappo
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Re: P. Iva
Vedila così, puoi regalare il miele a chi fa una donazione per sostenere le api
A norma di legge le cifre coinvolte sono sempre molto inferiori alle soglie comunemente considerate come “limite”.
Ovviamente sta a dare del miele che sia sano e privo di agenti chimici nocivi, ma non credo c siano molto che mangiano o danno da mangiare ai propri famigliari miele pieno di acaricidi o peggio…
A norma di legge le cifre coinvolte sono sempre molto inferiori alle soglie comunemente considerate come “limite”.
Ovviamente sta a dare del miele che sia sano e privo di agenti chimici nocivi, ma non credo c siano molto che mangiano o danno da mangiare ai propri famigliari miele pieno di acaricidi o peggio…
- Ermanno
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Re: P. Iva
E come faccio a sapere se il miele è buono o no? Lo fai analizzare?
- Gnappo
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Re: P. Iva
Il miele è come il vino o la birra fatta “in casa”, ne peggiore dei casi non avrà un buon gusto, ma considera che i batteri che possono formarsi sono generalmente lieviti che composti organici che alterano il gusto (tipo esteri). Batteri nocivi per l’uomo, ma anche per le stesse api (es: sono le spire che danno luogo alla peste americana non il batterio in stato vegetativo) non proliferano nel miele. In sostanza se il miele è troppo umido al limite fermenta e non sarà tanto buono al gusto.
Altre contaminazioni possono essere solo di responsabilità dell’apicoltore, quindi sei tu che ci devi andare piano con gli acaricidi (ossalico non fa nulla al miele, ma sempre meglio evitare trattamento coi melari) e non usare antibiotici (mai ammessi).
Eventuali avvelenamenti delle api difficilmente contaminano il miele in quanto l’ape viene debilitata o muore prima di depositare il nettare.
Potrei dirti che l’unico vero periodo lo potrebbe essere data da una persona fortemente allergica al polline (presente nel miele) che potrebbe andare in contro ad uno shock anafilattico, ma oltre a trattarsi di un caso decisamente raro è praticamente impossibile che chi è allergico (eh fidati lo sa e ci sta ben lontano) venga a chiederti del miele.
Escluderei metalli pesanti in quanto per avere problemi servono anni di assunzioni a dose elevate difficilmente raggiungibili nel miele.
Analizzare il miele a mio parere serve a poco, se non a dimostrare che non si tratta di un alimento adulterato (tipo il 50% del miele importato), ma qui siamo borderline col campo penale; ad ogni modo è l’apicoltore che adultera. Quindi ciò che serve anche in questo è, come spesso accade, il “buonsenso” che non è un concetto astratto, ma una forma spesso utilizzata nella normativa vigente, ne è un esempio la regola del “buon padre di famiglia” riportato ad esempio nel C.C.1176.
Per una volta possiamo dire di essere fortunati a avere il codice civile, perché con la common law sarebbe tutto molto più incasinato.
Riassumendo il miele è un alimento che è sicuro al 99.99999% se prodotto con criterio è seguendo le linee guida universalmente recepite da tutti gli apicoltori.
Ciao!!!
Altre contaminazioni possono essere solo di responsabilità dell’apicoltore, quindi sei tu che ci devi andare piano con gli acaricidi (ossalico non fa nulla al miele, ma sempre meglio evitare trattamento coi melari) e non usare antibiotici (mai ammessi).
Eventuali avvelenamenti delle api difficilmente contaminano il miele in quanto l’ape viene debilitata o muore prima di depositare il nettare.
Potrei dirti che l’unico vero periodo lo potrebbe essere data da una persona fortemente allergica al polline (presente nel miele) che potrebbe andare in contro ad uno shock anafilattico, ma oltre a trattarsi di un caso decisamente raro è praticamente impossibile che chi è allergico (eh fidati lo sa e ci sta ben lontano) venga a chiederti del miele.
Escluderei metalli pesanti in quanto per avere problemi servono anni di assunzioni a dose elevate difficilmente raggiungibili nel miele.
Analizzare il miele a mio parere serve a poco, se non a dimostrare che non si tratta di un alimento adulterato (tipo il 50% del miele importato), ma qui siamo borderline col campo penale; ad ogni modo è l’apicoltore che adultera. Quindi ciò che serve anche in questo è, come spesso accade, il “buonsenso” che non è un concetto astratto, ma una forma spesso utilizzata nella normativa vigente, ne è un esempio la regola del “buon padre di famiglia” riportato ad esempio nel C.C.1176.
Per una volta possiamo dire di essere fortunati a avere il codice civile, perché con la common law sarebbe tutto molto più incasinato.
Riassumendo il miele è un alimento che è sicuro al 99.99999% se prodotto con criterio è seguendo le linee guida universalmente recepite da tutti gli apicoltori.
Ciao!!!
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Re: P. Iva
Ok perfetto posso andare tranquillo allora
Grazie
Grazie


