Api-bioxal sublimato ripetitività?
- Anna
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Api-bioxal sublimato ripetitività?
Salve a tutti, mi è stato consigliato l’acido ossalico (Api-bioxal) in forma sublimata in inverno perché è più tollerato dalle api (muoiono meno api) e quindi ripetibile. Il mio maestro dice che i cicli di sublimato uccidono molte api e mi ha consigliato di fare un gocciolato quando ci sarà il blocco di covata. Cosa ne pensate?
- alessandro63
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Io cambierei maestro
- Claudio
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Ciao Anna.
Da prove svolte dal CRA-Api di Bologna con il subimatore varrox le api morte con il sublimato e con il sgocciolato sono pressochè uguali. Prova sperimentale Api-Bioxal leggere pag 22
Api morte per sgocciolamento 147
Api morte per sublimazione 157
A fronte di questi dati sarei d’accordo con il tuo maestro.
Le api muoiono in egual modo tra gocciolato e sublimato.
Saluti.
Claudio
Da prove svolte dal CRA-Api di Bologna con il subimatore varrox le api morte con il sublimato e con il sgocciolato sono pressochè uguali. Prova sperimentale Api-Bioxal leggere pag 22
Api morte per sgocciolamento 147
Api morte per sublimazione 157
A fronte di questi dati sarei d’accordo con il tuo maestro.
Le api muoiono in egual modo tra gocciolato e sublimato.
Saluti.
Claudio
- romauro
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
a me han detto che a meta' novembre se c'è una giornata un po caldina è meglio fare il gocciolato xkè rispetto al sublimato è piu' efficace in quanto nell'alverare dura piu' giorni. e si ha il vantaggio di nn dover comprare il sublimatore ( 150 Euro) questo è possibile farlo se fa caldino e quindi le api nn sono in glomere... senno' l'unica è il sublimato ..
- alessandro63
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Se ho capito bene dalla prova citata risultano circa una 50 di api morte in più per i trattamenti, in 16 giorni in un' intero alveare, a me sembra una mortalità insignificante, ben maggiore è la mortalità che può causare la varroa, quindi preferibile fare ciò che è meglio x colpire la varroa.
E' da valutare se conviene aspettare che ci possa essere il blocco e comunque è certo che ci sarà il blocco di covata?
Se si ripetesse 5 volte e si avesse 250 api morte, credo che si avrebbe una mortalità di circa 25 grammi di api, 1,5 kg di api corrisponderà a 6 telaini completamente coperti di api, quindi direi di non rischiare di far morire 1500 grammi di api per paura che ne muoiano 25. Correggetemi se sbaglio.
E' da valutare se conviene aspettare che ci possa essere il blocco e comunque è certo che ci sarà il blocco di covata?
Se si ripetesse 5 volte e si avesse 250 api morte, credo che si avrebbe una mortalità di circa 25 grammi di api, 1,5 kg di api corrisponderà a 6 telaini completamente coperti di api, quindi direi di non rischiare di far morire 1500 grammi di api per paura che ne muoiano 25. Correggetemi se sbaglio.
- Claudio
- Ape spazzina

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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Ciao Alessandro.
Secondo me non bisogna moltiplicare lo stesso numero per 5 perché così facendo si presume che la famiglia abbia sempre le stesse condizioni iniziali.
Al secondo trattamento ci saranno le api debilitate dal primo trattamento che non sono morte + quelle a cui gli dai il bacio della morte e così via fino al quinto.
Il sublimato all’inizio era usato 1 sola volta con il blocco di covata naturale sfruttando la possibilità di farlo senza aprire l’arnia e con temperature al di sotto i 10 gradi, poi gli apicoltori hanno pensato perché non farlo più volte fino a caduta zero?
Con lo stesso ragionamento possiamo fare 4 volte lo sgocciolato in estate senza fare blocchi artificiali.
Comunque sia sono concorde che 5 sublimati non portano a morte una famiglia. Credo che partirà meglio in primavera una famiglia che ha subito uno sgocciolato con blocco di covata naturale che una famiglia con 5 sublimate.
Saluti
Claudio
Secondo me non bisogna moltiplicare lo stesso numero per 5 perché così facendo si presume che la famiglia abbia sempre le stesse condizioni iniziali.
Al secondo trattamento ci saranno le api debilitate dal primo trattamento che non sono morte + quelle a cui gli dai il bacio della morte e così via fino al quinto.
Il sublimato all’inizio era usato 1 sola volta con il blocco di covata naturale sfruttando la possibilità di farlo senza aprire l’arnia e con temperature al di sotto i 10 gradi, poi gli apicoltori hanno pensato perché non farlo più volte fino a caduta zero?
Con lo stesso ragionamento possiamo fare 4 volte lo sgocciolato in estate senza fare blocchi artificiali.
Comunque sia sono concorde che 5 sublimati non portano a morte una famiglia. Credo che partirà meglio in primavera una famiglia che ha subito uno sgocciolato con blocco di covata naturale che una famiglia con 5 sublimate.
Saluti
Claudio
- alessandro63
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Io ho visto qualche famiglia patire un po' lo sgocciolato in inverno e molti più alveari sublimati ripetutamente non soffrirne e nella media partire meglio di quei pochi sgocciolati, ma non erano nelle stesse condizioni, quindi non è detto che sia x il modo di dare l' ossalico la causa delle differenze.
Non ho comunque mai notato questo danno alle api ( noi scriviamo sul tetto con pennarello indelebile quante api ci sono).
Comunque x lo sgocciolato bisogna che ci sia il blocco, che le temperature consentano di sgocciolare e che aspettando il blocco le api non siano troppo danneggiate. Se qualche alveare dovesse avere covata avrà varroa e forse reinfesterà le altre.
Credo che senz' altro in inverno il sublimato ripetuto, se fatto bene ( api non in glomere, ravvicinato, ecc) essendo più flessibile come possibilità di impiego da più sicurezza tutti gli anni.
Neanche in Piemonte a 700m slm non ero in grado di indovinare quando sarebbero state in blocco, se lo sarebbero state tutte e al 100% e se in quel momento avrei potuto sgocciolare, x me troppe incognite, forse x incapacità mia?, non so, ma con sublimazioni ripetute ho qualche certezza in più e riusciamo ad avere mortalità invernale solitamente sotto il 5%,una sola volta 20%, ma forse x avvelenamento, in un apiario, 60 arnie vuote su 100, mentre negli altri mortalità tipo 1 su 30 o nemmeno 10 su 200 in un altro ed essendo stati trattati tutti allo stesso modo non credo sia imputabile a sublimazioni ripetute
Ciao
Alessandro
Non ho comunque mai notato questo danno alle api ( noi scriviamo sul tetto con pennarello indelebile quante api ci sono).
Comunque x lo sgocciolato bisogna che ci sia il blocco, che le temperature consentano di sgocciolare e che aspettando il blocco le api non siano troppo danneggiate. Se qualche alveare dovesse avere covata avrà varroa e forse reinfesterà le altre.
Credo che senz' altro in inverno il sublimato ripetuto, se fatto bene ( api non in glomere, ravvicinato, ecc) essendo più flessibile come possibilità di impiego da più sicurezza tutti gli anni.
Neanche in Piemonte a 700m slm non ero in grado di indovinare quando sarebbero state in blocco, se lo sarebbero state tutte e al 100% e se in quel momento avrei potuto sgocciolare, x me troppe incognite, forse x incapacità mia?, non so, ma con sublimazioni ripetute ho qualche certezza in più e riusciamo ad avere mortalità invernale solitamente sotto il 5%,una sola volta 20%, ma forse x avvelenamento, in un apiario, 60 arnie vuote su 100, mentre negli altri mortalità tipo 1 su 30 o nemmeno 10 su 200 in un altro ed essendo stati trattati tutti allo stesso modo non credo sia imputabile a sublimazioni ripetute
Ciao
Alessandro
- Ludovica
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Salve a tutti.
Io ho sempre sgocciolato e mi sono trovata sempre bene, di solito se trovo piccole rose di covata le sforchetto e poi tratto. Credo che gli hobbisti possano farne a meno del sublimatore perché se i trattamenti sono stati fatti nel modo giusto e nel tempo giusto le famiglie passano egregiamente l’inverno.
Io ho sempre sgocciolato e mi sono trovata sempre bene, di solito se trovo piccole rose di covata le sforchetto e poi tratto. Credo che gli hobbisti possano farne a meno del sublimatore perché se i trattamenti sono stati fatti nel modo giusto e nel tempo giusto le famiglie passano egregiamente l’inverno.
- alessandro63
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Hai ragione, se ha poca covata così potrebbe farlo subito.
- APESTOFF
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
L'acido ossalico in forma liquida contribuisce all'eliminazione di tante api. In forma sublimata rende tutte le parti metaliche ossidate. L'acido ossalico ha un PH fra 1 e 2. Ho chiuso con questa sostanza chimica nelle arnie tradizionali.
Ultima modifica di APESTOFF il 18/11/2013, 11:24, modificato 1 volta in totale.
- rickypede67
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Ciao te cosa usi allora?APESTOFF ha scritto:L'acido ossalico in forma liquida contribuisce all'eliminazione di tante api. In forma sublimata rende tutte le parti metaliche ossidate. L'acido ossalico ha un PH fra 1 e 2. Ho chiuso con questa sostanza chimica.
- Ludovica
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Con che cosa tratti?APESTOFF ha scritto:L'acido ossalico in forma liquida contribuisce all'eliminazione di tante api. In forma sublimata rende tutte le parti metaliche ossidate. L'acido ossalico ha un PH fra 1 e 2. Ho chiuso con questa sostanza chimica.
Grazie
- APESTOFF
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Uso l'acido ossalico con la spazzolatrice. Non lo metto dentro un'arnia normale per la corrosione delle partimetalliche.
- Ludovica
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Ok, non si capiva dai tuoi messaggi
Non ho mai notato corrosione delle parti metalliche, uso solo lo sgocciolato.APESTOFF ha scritto:Ho chiuso con questa sostanza chimica.
- dax
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
Sperando di fare cosa utile riporto uno scritto di Gianni Savorelli
L’acido ossalico ha funzionalità varroacida per contatto ( letteratura varia ) .
La metodica di applicazione ( topica ) sia per gocciolamento che per sublimazione prevede che il principio attivo , veicolato in un caso come soluzione di acqua e zucchero , come aerosol nell’altro , sia diffuso dal mezzo veicolante su un cospicuo numero di api fra quelle che compongono l’alveare. Tuttavia , secondo la Professoressa Rademacher , che ha effettuato studi con delle sostanze traccianti , per raggiungere l’efficacia terapeutica ( superiore al 90 % ) si ha necessità di ulteriore veicolazione dal pur consistente numero di api raggiunto con l’applicazione anche alle restanti . A fin che sia così ,la famiglia deve avere una certa attività ( ovvero non deve essere chiusa in glomere ) e questo avviene solo a temperature superiori ai 12 /13 °C.
Per precisione scientifica l’uso pratico dell’ossalico si è fermato ad un livello piuttosto primitivo dato che alcuni autori hanno successivamente dimostrato come potrebbe essere utilizzato per gocciolamento “ al contrario “ ovvero a concentrazione molto più bassa e con una quantità molto superiore di soluzione zuccherina veicolante , in maniera probabilmente più efficace e sicuramente meno tossica, raggiungendo “ di suo “ una quantità molto superiore di api all’applicazione .
L’errore che più frequentemente viene commesso nella pratica è di trascurare questa necessità di ulteriore veicolazione e di effettuare i trattamenti ( con entrambe le metodiche ) in situazioni di assoluta mancanza di movimento delle api .
L’efficacia risulta così inferiore a quella teoricamente possibile e regolarmente la colpa di questo insuccesso viene attribuita alla presenza di covata ; ancora una volta trascurando che , come dimostrato dal Professor Currie nel 2006 , la covata invernale ha infestazione bassissima , mai superiore al 3 % , per il fatto che la varroa non trova facilmente le nutrici “ autobus “ per essere portata su di essa.
Si voglia considerare che non esistono lavori scientifici che dimostrano che la sublimazione del bioxal produce una effettiva apertura del glomere con adeguata veicolazione dell’ossalico . Si invita da ciò a riflettere sul fatto che se ciò effettivamente fosse , ( che il vapore aprisse il glomere ) una, massimo due applicazioni sarebbero sufficienti a permettere di oltrepassare il 90 % di efficacia varroacida su quella presente . Senza necessità di ripetere il trattamento 5 e più volte .
Il trattamento con ossalico ( con entrambe le metodiche - non ci sono studi che dimostrano che neppure la sublimazione è per l’ape acqua tiepida ) ha una tossicità sull’ape . Non tanto acuta, con immediata morte dell’ape , ma piuttosto cronica con riduzione dell’aspettativa di vita dell’ape . Come se un “ amico “ del lettore lo aspettasse tutte le sere nell’ombra e a tradimento gli rifilasse una randellata nella schiena con tutta la sua forza . Dopo un mese di “cura” la questione comincia a farsi problematica .
Richiedendo uno sforzo di detossificazione con relativo impegno del sistema immunitario , può accadere che le risorse necessarie per la metabolizzazione dell’ossalico siano sottratte al controllo di infezioni virali e di nosema silenti ,concedendo loro la possibilità di moltiplicarsi . Da ciò si ottiene che il tentativo di ripulirsi dalla varroa espone le api ai pericoli costituiti da nosema e soprattutto virus , ereditati alla nascita e in gioventù , ma certo anche veicolati dalla varroa presente alle api che che frequenta d ‘inverno per nutrirsi .
Da ciò è intuibile come i tentativi “ alla disperata “ di ripulirsi dalla varroa senza aver fatto un preventivo lavoro sulla riduzione della presenza virale siano tendenzialmente portati ad essere poco efficaci . Perchè , gioverà ricordarlo , le api muoiono di virosi , non per responsabilità diretta della varroa.
Continua.......
L’acido ossalico ha funzionalità varroacida per contatto ( letteratura varia ) .
La metodica di applicazione ( topica ) sia per gocciolamento che per sublimazione prevede che il principio attivo , veicolato in un caso come soluzione di acqua e zucchero , come aerosol nell’altro , sia diffuso dal mezzo veicolante su un cospicuo numero di api fra quelle che compongono l’alveare. Tuttavia , secondo la Professoressa Rademacher , che ha effettuato studi con delle sostanze traccianti , per raggiungere l’efficacia terapeutica ( superiore al 90 % ) si ha necessità di ulteriore veicolazione dal pur consistente numero di api raggiunto con l’applicazione anche alle restanti . A fin che sia così ,la famiglia deve avere una certa attività ( ovvero non deve essere chiusa in glomere ) e questo avviene solo a temperature superiori ai 12 /13 °C.
Per precisione scientifica l’uso pratico dell’ossalico si è fermato ad un livello piuttosto primitivo dato che alcuni autori hanno successivamente dimostrato come potrebbe essere utilizzato per gocciolamento “ al contrario “ ovvero a concentrazione molto più bassa e con una quantità molto superiore di soluzione zuccherina veicolante , in maniera probabilmente più efficace e sicuramente meno tossica, raggiungendo “ di suo “ una quantità molto superiore di api all’applicazione .
L’errore che più frequentemente viene commesso nella pratica è di trascurare questa necessità di ulteriore veicolazione e di effettuare i trattamenti ( con entrambe le metodiche ) in situazioni di assoluta mancanza di movimento delle api .
L’efficacia risulta così inferiore a quella teoricamente possibile e regolarmente la colpa di questo insuccesso viene attribuita alla presenza di covata ; ancora una volta trascurando che , come dimostrato dal Professor Currie nel 2006 , la covata invernale ha infestazione bassissima , mai superiore al 3 % , per il fatto che la varroa non trova facilmente le nutrici “ autobus “ per essere portata su di essa.
Si voglia considerare che non esistono lavori scientifici che dimostrano che la sublimazione del bioxal produce una effettiva apertura del glomere con adeguata veicolazione dell’ossalico . Si invita da ciò a riflettere sul fatto che se ciò effettivamente fosse , ( che il vapore aprisse il glomere ) una, massimo due applicazioni sarebbero sufficienti a permettere di oltrepassare il 90 % di efficacia varroacida su quella presente . Senza necessità di ripetere il trattamento 5 e più volte .
Il trattamento con ossalico ( con entrambe le metodiche - non ci sono studi che dimostrano che neppure la sublimazione è per l’ape acqua tiepida ) ha una tossicità sull’ape . Non tanto acuta, con immediata morte dell’ape , ma piuttosto cronica con riduzione dell’aspettativa di vita dell’ape . Come se un “ amico “ del lettore lo aspettasse tutte le sere nell’ombra e a tradimento gli rifilasse una randellata nella schiena con tutta la sua forza . Dopo un mese di “cura” la questione comincia a farsi problematica .
Richiedendo uno sforzo di detossificazione con relativo impegno del sistema immunitario , può accadere che le risorse necessarie per la metabolizzazione dell’ossalico siano sottratte al controllo di infezioni virali e di nosema silenti ,concedendo loro la possibilità di moltiplicarsi . Da ciò si ottiene che il tentativo di ripulirsi dalla varroa espone le api ai pericoli costituiti da nosema e soprattutto virus , ereditati alla nascita e in gioventù , ma certo anche veicolati dalla varroa presente alle api che che frequenta d ‘inverno per nutrirsi .
Da ciò è intuibile come i tentativi “ alla disperata “ di ripulirsi dalla varroa senza aver fatto un preventivo lavoro sulla riduzione della presenza virale siano tendenzialmente portati ad essere poco efficaci . Perchè , gioverà ricordarlo , le api muoiono di virosi , non per responsabilità diretta della varroa.
Continua.......
- dax
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Re: Api-bioxal sublimato ripetitività?
E‘ anche intuibile come sia probabilmente il caso di prestare maggiore attenzione alle condizioni in cui si interviene con apibioxal , cercando di fare in maniera che siano condizioni idonee alla “ seconda “ veicolazione del principio attivo fra le api , anche se magari con relativa presenza di covata ( che come detto è pochissimo infestata ) .
Trattando “ un po‘ meglio “ si potrebbe arrivare a trattare “un po‘ meno “ con grande soddisfazione prima di tutto delle api e poi dell’apicoltore e anche dello scrivente , che per mestiere vende medicinali , per il fatto che vederli utilizzati al meglio è una gran soddisfazione .
Il lavoro Winter in the bee hive di Kozak e Currie spiega la riproduzione invernale e di inizio primavera della varroa. Le api hanno necessità di allevare covata anche durante l’inverno settentrionale ( e lo fanno usando le proteine che tengono stoccate nei loro stessi corpi). Pur necessitando di rimanere in glomere in conseguenza delle temperature esterne, al centro di questo la temperatura sale fino a poco più di 30°C, la regina viene alimentata in maniera consistente e l’allevamento ha inizio .Tuttavia la nutrizione delle larve viene effettuata da api attempate, che si prestano alla meglio al compito,ma non sono identiche alle nutrici originali.Una delle differenze essenziali è l’odore ed è questo che la varroa usa normalmente per farsi guidare alle celle di covata di età idonea alla parassitizzazione.Per questi e altri motivi la riproduzione della varroa nei mesi invernali e primaverili è fortemente problematica:la sua permanenza all’esterno della covata ( in fase foretica) è consistente.Queste considerazioni sono fondamentali per la riduzione numerica della varroa in inverno e primavera. Il Prof. Currie ha studiato la parassitizzazione della covata invernale da parte della varroa.Risulta che a metà inverno, all’inizio dell’allevamento di covata,solo l’1% della varroa riesce ad infestarla.La quantità di covata è veramente poca e il 25% delle celle risulta infestato.In tardo inverno la quantità di covata aumenta, ma solo il 3% della varroa riesce ad infestarla col 14% delle celle infestate.Mano a mano che nascono api e si dedicano all’attività da nutrice con l’odore caratteristico, la varroa trova sempre maggior facilità a parassitizzare la covata avendo a disposizione un numero maggiore di “autobus”.Raggiungerà il massimo di efficenza all’inizio dell’allevamento dei fuchi e da quel momento accopparla sarà più difficile. Le condizioni di trattamento della varroa si mantengono relativamente favorevoli fino all’inizio dell’allevamento di covata da fuco. Da quel momento la varroa sarà molto più tempo dentro la covata che al suo esternoin fase foretica.
Trattando “ un po‘ meglio “ si potrebbe arrivare a trattare “un po‘ meno “ con grande soddisfazione prima di tutto delle api e poi dell’apicoltore e anche dello scrivente , che per mestiere vende medicinali , per il fatto che vederli utilizzati al meglio è una gran soddisfazione .
Il lavoro Winter in the bee hive di Kozak e Currie spiega la riproduzione invernale e di inizio primavera della varroa. Le api hanno necessità di allevare covata anche durante l’inverno settentrionale ( e lo fanno usando le proteine che tengono stoccate nei loro stessi corpi). Pur necessitando di rimanere in glomere in conseguenza delle temperature esterne, al centro di questo la temperatura sale fino a poco più di 30°C, la regina viene alimentata in maniera consistente e l’allevamento ha inizio .Tuttavia la nutrizione delle larve viene effettuata da api attempate, che si prestano alla meglio al compito,ma non sono identiche alle nutrici originali.Una delle differenze essenziali è l’odore ed è questo che la varroa usa normalmente per farsi guidare alle celle di covata di età idonea alla parassitizzazione.Per questi e altri motivi la riproduzione della varroa nei mesi invernali e primaverili è fortemente problematica:la sua permanenza all’esterno della covata ( in fase foretica) è consistente.Queste considerazioni sono fondamentali per la riduzione numerica della varroa in inverno e primavera. Il Prof. Currie ha studiato la parassitizzazione della covata invernale da parte della varroa.Risulta che a metà inverno, all’inizio dell’allevamento di covata,solo l’1% della varroa riesce ad infestarla.La quantità di covata è veramente poca e il 25% delle celle risulta infestato.In tardo inverno la quantità di covata aumenta, ma solo il 3% della varroa riesce ad infestarla col 14% delle celle infestate.Mano a mano che nascono api e si dedicano all’attività da nutrice con l’odore caratteristico, la varroa trova sempre maggior facilità a parassitizzare la covata avendo a disposizione un numero maggiore di “autobus”.Raggiungerà il massimo di efficenza all’inizio dell’allevamento dei fuchi e da quel momento accopparla sarà più difficile. Le condizioni di trattamento della varroa si mantengono relativamente favorevoli fino all’inizio dell’allevamento di covata da fuco. Da quel momento la varroa sarà molto più tempo dentro la covata che al suo esternoin fase foretica.


