Non c'è soluzione o miracolo contro la varroa
Inviato: 18/11/2012, 23:42
(news dalla Svizzera)Gli apicoltori svizzeri incrociano le dite. Sperano che l'autunno e la primavera non siano troppo miti. Lo scorso anno, le condizioni meteorologiche avevano portato a una vera e propria ecatombe negli alveari. La causa? La varroa, un acaro che sta decimando intere colonie di api.
La scomparsa delle api è un fenomeno conosciuto già da qualche anno. Nel 2007 gli Stati Uniti avevano denunciato uno spopolamento massiccio. Quest'anno però la situazione in Svizzera ha preso una piega catastrofica. Uno studio realizzato su un campione di mille alveari ha mostrato che durante l'inverno 2011-2012, la metà delle api non è sopravvissuta.
La moria di questi insetti è legata a diversi fattori: cocktail pesticidi e insetticidi, riduzione della biodiversità, infezioni da funghi, cambiamento climatico, colture OGM e perfino onde elettromagnetiche.
Per gli scienziati la causa principale ha però un nome: varroa. «Diversi studi mostrano come le colonie hanno difficoltà a superare l'inverno quando la presenza di questi acari è importante», spiega Jean-Daniel Charrière, ricercatore all'istituto Agroscope di Liebefeld-Posieux e membro di un gruppo di ricerca internazionale.
Stesso campanello d'allarme tra gli apicoltori. «I fattori sono diversi, ma la varroa arriva sicuramente in cima alla lista. L'acaro indebolisce le api e trasmette loro dei virus, rendendole così meno resistenti ad altri attacchi», dichiara Didier Bettens, apicoltore del canton Vaud.
Condizioni meteo
I primi casi di infestazione in Europa sono stati registrati una trentina di anni fa. Come mai allora lo scorso inverno questo parassita ha causato danni così ingenti?
All'origine di questa moria sembrano esserci le condizioni meteorologiche. «In inverno la regina smette di deporre le uova e non ci sono dunque più covate opercolate, spiega Didier Bettens. La varroa ha bisogno di queste covate per riprodursi. L'anno scorso però, le condizioni climatiche miti hanno spinto le api a continuare a riprodursi e i parassiti sono dunque riusciti a moltiplicarsi. Le api invece si sono stancate eccessivamente e ciò le ha rese più fragili».
«Più la stagione della riproduzione della api è lunga, più la varroa ha la possibilità di riprodursi, gli fa eco Jean-Daniel Charrière. E visto che gli acari si moltiplicano in modo esponenziale, i danni sono presto fatti».
Nessun rimedio miracoloso
Gli apicoltori non sono però completamente disarmati di fronte a questo parassita venuto dal Sud-Est asiatico. I metodi impiegati sono diversi, ma attualmente il più efficace sembra essere l'acido formico.
Efficace, certo, ma non in modo definitivo. «Non si riesce mai a distruggere tutti gli acari, rileva Didier Bettens. Nel migliore dei casi l'acido formico permette di sbarazzarsi del 95 per cento dei parassiti. Possiamo solo sperare di mantenere la proliferazione della varroa a livelli accettabili».
Senza contare che l'impiego dell'acido organico non è semplicissimo. Per non alterare la qualità del miele, non deve essere utilizzato nei periodi di raccolta. «Bisogna inoltre seguire il procedimento corretto e verificare che la temperatura sia adeguata, prosegue l'apicoltore. Visto che questi prodotti sono molto volatili, si diffondono difficilmente quando fa troppo freddo».
L'acido formico può anche avere effetti secondari sulle api. In alcuni casi la regina non sopravvive, condannando così tutta la colonia.
Infine i trattamenti necessitano di un'ottima coordinazione tra gli apicoltori. Bisogna riuscire a distruggere la varroa in tutta la regione, nello stesso tempo. Altrimenti gli alveari possono infestarsi a vicenda, annullando buona parte del trattamento.
La scomparsa delle api è un fenomeno conosciuto già da qualche anno. Nel 2007 gli Stati Uniti avevano denunciato uno spopolamento massiccio. Quest'anno però la situazione in Svizzera ha preso una piega catastrofica. Uno studio realizzato su un campione di mille alveari ha mostrato che durante l'inverno 2011-2012, la metà delle api non è sopravvissuta.
La moria di questi insetti è legata a diversi fattori: cocktail pesticidi e insetticidi, riduzione della biodiversità, infezioni da funghi, cambiamento climatico, colture OGM e perfino onde elettromagnetiche.
Per gli scienziati la causa principale ha però un nome: varroa. «Diversi studi mostrano come le colonie hanno difficoltà a superare l'inverno quando la presenza di questi acari è importante», spiega Jean-Daniel Charrière, ricercatore all'istituto Agroscope di Liebefeld-Posieux e membro di un gruppo di ricerca internazionale.
Stesso campanello d'allarme tra gli apicoltori. «I fattori sono diversi, ma la varroa arriva sicuramente in cima alla lista. L'acaro indebolisce le api e trasmette loro dei virus, rendendole così meno resistenti ad altri attacchi», dichiara Didier Bettens, apicoltore del canton Vaud.
Condizioni meteo
I primi casi di infestazione in Europa sono stati registrati una trentina di anni fa. Come mai allora lo scorso inverno questo parassita ha causato danni così ingenti?
All'origine di questa moria sembrano esserci le condizioni meteorologiche. «In inverno la regina smette di deporre le uova e non ci sono dunque più covate opercolate, spiega Didier Bettens. La varroa ha bisogno di queste covate per riprodursi. L'anno scorso però, le condizioni climatiche miti hanno spinto le api a continuare a riprodursi e i parassiti sono dunque riusciti a moltiplicarsi. Le api invece si sono stancate eccessivamente e ciò le ha rese più fragili».
«Più la stagione della riproduzione della api è lunga, più la varroa ha la possibilità di riprodursi, gli fa eco Jean-Daniel Charrière. E visto che gli acari si moltiplicano in modo esponenziale, i danni sono presto fatti».
Nessun rimedio miracoloso
Gli apicoltori non sono però completamente disarmati di fronte a questo parassita venuto dal Sud-Est asiatico. I metodi impiegati sono diversi, ma attualmente il più efficace sembra essere l'acido formico.
Efficace, certo, ma non in modo definitivo. «Non si riesce mai a distruggere tutti gli acari, rileva Didier Bettens. Nel migliore dei casi l'acido formico permette di sbarazzarsi del 95 per cento dei parassiti. Possiamo solo sperare di mantenere la proliferazione della varroa a livelli accettabili».
Senza contare che l'impiego dell'acido organico non è semplicissimo. Per non alterare la qualità del miele, non deve essere utilizzato nei periodi di raccolta. «Bisogna inoltre seguire il procedimento corretto e verificare che la temperatura sia adeguata, prosegue l'apicoltore. Visto che questi prodotti sono molto volatili, si diffondono difficilmente quando fa troppo freddo».
L'acido formico può anche avere effetti secondari sulle api. In alcuni casi la regina non sopravvive, condannando così tutta la colonia.
Infine i trattamenti necessitano di un'ottima coordinazione tra gli apicoltori. Bisogna riuscire a distruggere la varroa in tutta la regione, nello stesso tempo. Altrimenti gli alveari possono infestarsi a vicenda, annullando buona parte del trattamento.